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Conversano notizie sulla città

Le nostre origini


Identità geografica


Comune di    Conversano    (BA)
Popolazione residente  n° 25.000  abitanti circa
Estensione   126,89  Kmq

Distante 30 Km da Bari, Conversano è situata in amenissima posizione, su una collina, a 219 m sul livello del mare,  dalla quale si domina l’intero territorio circostante sino al mare dal quale dista solo 8 Km. Conversano è circondata dal bel verde delle sue colture (vigneti, frutteti, uliveti, ciliegeti, mandorleti) offrendo il più autentico esempio di paesaggio pugliese.
Il clima è mite in ogni stagione ( in estate la città è talvolta ristorata da una fresca brezza marina).
Sia l’altura di Conversano che il basamento roccioso del suo territorio sono costituiti da roccia calcarea che caratterizza l’intera area murgiana; gli strati rocciosi sono ricoperti da un modesto spessore di terreno agrario (terra rossa). La natura carsica del sottosuolo ha favorito la formazione di alcuni fenomeni carsici come le doline, fra cui sono da ricordare i cosiddetti “laghi”  con le cisterne (pozzi); i più rinomati sono: Sassano, Chienna, Agnano,  Javorra e Castiglione.
La città è facilmente raggiungibile. In automobile: SS 16, linea Bari-Lecce, uscita per Conversano. In treno: Ferrovia Sud-Est, linea Bari-Taranto. In aereo: Aeroporto di Bari (Km 45), Aeroporto di Brindisi (Km 70).


Veduta aerea dell'acropoli
di Conversano



veduta lato nord del castello

 


Castello Marchione
residenza di caccia








Chiesetta
di Santa Caterina

Identità storica
La storia della città di Conversano ha origini antichissime. Un primo villaggio risale con sicurezza all'età del ferro, VIII - VI sec. a.C., sede di popolazioni japigie e peucezie. A questa epoca forse già esisteva il nome prelatino "Norba". Gli abitanti scelsero l'attuale ubicazione della città soprattutto per la favorevole posizione geografica facendola diventare un ricco centro nel quale l'economia prosperava, anche protetta da una sicura cinta muraria i cui resti sono tuttora visibili. Nel 268 a.C. Norba, come tutta l'Apulia, subì l'influenza Romana entrando a far parte dell'Impero. Con il declino romano, anche la gloriosa Norba scompariva a seguito delle invasioni barbariche dei Vandali e dei Goti. Scomparsa Norba, dopo 15 sec. di gloriosa storia comparve, quasi misteriosamente, il casale Cupersanum.
E così iniziò per la cittadella medievale un nuovo periodo di crescita economica cui seguì un generale progresso artistico e culturale. Per avere idea di quella che fu l'Atene delle Puglie basta recarsi in quello che da 15 sec. è il vero "cuore" della città: Piazza della Conciliazione meglio conosciuta col nome che da sempre appella la piazza: "Largo della Corte". Sul "Largo della Corte", infatti ,si affacciano gli edifici delle tre istituzioni che dominarono non solo il casale Cupersanum, ma anche l'intero territorio limitrofo. Per la sua mole, salta subito agli occhi il castello, simbolo del potere feudale dei conti; accanto si affaccia la Chiesa romanica, a significare il vescovado ed il potere non solo spirituale della Chiesa. A due passi dalla Cattedrale troviamo il Monastero Benedettino con la sua comunità. La vastissima mole del Castello ben evidenzia l'importanza del potere comitale che ( unito a quello clericale ) accompagnò l'esistenza del borgo sino al 2 Agosto 1806 quando Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità. Possiamo datare la nascita della contea Conversanese al XII secolo, quando cioè scesero nel Mezzogiorno i Normanni di Roberto il Guiscardo. E fu proprio il nipote del Guiscardo, Goffredo D'Altavilla ,che assunse il titolo di "comes Cupersani".
Secondo l'autorevole "Chartularium Cupersanense" di D.Morea, la contea che ebbe come centro la città di Conversano si estendeva da Polignano a Monopoli, di qui a Nardò sino alle porte di Brindisi e Lecce e comprendeva il territorio che da Conversano sale verso sud e abbraccia Castellana. Nel corso dei secoli successivi la contea passerà attraverso le mani di oltre 20 feudatari diversi: dagli Altavilla ai Bassavilla ed ai Gentile; ad abitare le sontuose stanze del palazzo comitale troviamo i Brienne, i d'Enghien, i Lussemburgo e poi anche i regi funzionari: Ugone Lupino, Chinardo, Manfredi da Barbiano, i Caldora...
Nel 1422 la contea passò agli Orsini e poi a Giovanni Antonio Orsini del Balzo, Principe di Taranto e duca di Bari. Nel 1455 passò agli Acquaviva, grazie al matrimonio tra Caterina Orsini del Balzo ( figlia di Giovanni Antonio, che le diede in dote proprio la contea ) e Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri e conte di Teramo. Da questa data ebbe inizio la lunga serie dei conti Acquaviva che, attraverso le intricate ed avventurose vicende di 19 conti diversi, lungo 4 secoli di storia costellati da duelli e patti di sangue, tradimenti e aspri combattimenti con le armi bianche, caratterizzerà profondamente la vita del borgo medievale.
Giulio Antonio, capostipite degli Acquaviva di Conversano, fu un valoroso guerriero, distintosi anche nella guerra di Toscana ( 1478/80 ) tra il Papa e Napoli contro Firenze, Venezia e la Francia. Tornato in Puglia a seguito dell'arrivo ad Otranto della flotta dei Turchi  (1480) fu da questi ucciso il 6 febbraio 1481. In seguito, il Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, a riconoscenza dell'eroica morte dell'Acquaviva, insignì la memoria di Giulio Antonio e dei suoi discendenti del nome reale d’Aragona.
Anche il figlio di Giulio Antonio, Andrea Matteo, fu un coraggioso guerriero e parteggiò per il re francese Carlo VIII nella sua discesa a Napoli venendo per questo imprigionato dagli spagnoli. Il successore, conte Adriano, realizzò tra il XVI e XVII sec. il Casal Nuovo, con la struttura a scacchiera per far fronte all'afflusso nella città dei contadini più poveri dalle campagne.
La figura sicuramente più nota fu quella di: Girolamo II Acquaviva d’Aragona, XXXII Conte di Conversano, il famigerato "Guercio delle Puglie" che tenne la contea dal 1626 al 1665. Intorno al personaggio la storia si intreccia con la leggenda, il più delle volte furono i nemici del Guercio che ne ingigantirono le malefatte, e così corrono mille storie: pare che il Conte si divertisse a centrare con lo schioppo le brocche che le popolane usavano per attingere l’acqua dai pozzi di Terra Rossa ("rossa" proprio per il sangue delle donne più sfortunate). Con molta probabilità è vero anche che esercitò lo "ius primae noctis", cosa che lo portò a inimicarsi i mariti delle donne conversanesi. Morì di malaria, dopo una prigionia durata 16 anni in Spagna,  nel marzo del 1665.
Nonostante i citati atti di inusitata violenza, il Conte fu un uomo dedito soprattutto alla corte, alla cultura ed al rispetto della religiosità e del suo Re. Egli, infatti, ospitò letterati e pittori, fra cui Paolo Finoglio, che raffigurò su dieci stupende tele la Gerusalemme Liberata.
La condotta dei conti a lui successivi toccherà alti e bassi. Ultimo conte di Conversano, prima che il decreto di Bonaparte spazzasse via il potere feudale, fu Giangirolamo V.
La Chiesa conversanese, al pari della contea, vanta una tradizione memorabile: si narra addirittura che Conversano fu punto di sosta di S.Pietro nel suo viaggio dalla Palestina a Roma. Figura nei tempi resa leggendaria è quella di Simplicio, protovescovo di Conversano: a lui la accreditata tradizione attribuisce il merito di aver portato nel paese, nel 489, l'icona bizantina della Madonna della Fonte che, dal 1897, è la Protettrice di Conversano.
Col passare dei tempi, la storia definisce meglio le figure dei molti vescovi che tennero la cattedra conversanese. In particolare, dal 1266, con Stefano I, iniziò l'annosa lotta tra i vescovi, gelosi del potere e le "Badesse" insediate nel Monastero di San Benedetto. Il monastero di S.Benedetto rappresentò un potere eccezionale in Italia, analogo solo a sporadici altri casi nel mondo cristiano. Nel 1266, infatti, con l'avvento di un gruppo di monache cistercensi ( fuggite probabilmente dal Peloponneso ) guidate da Dameta Poleologo, il monastero ( fondato nel VII sec. dai monaci benedettini ) già  sotto la  protezione papale nel 1110, fu insignito del potere abbaziale: Dameta Paleologo e le monache che succedettero, furono nominate "Abbatissae infulatae" ossia Badesse Mitrate. Quello delle badesse costituì un potere singolare poiché queste, al pari dei vescovi, indossavano la mitra, impugnavano il Pastorale, esercitavano la giurisdizione vescovile sul clero castellanese, gestivano un grosso potere economico e godevano dell'onore dato dal "baciamano", eccezionale se attribuito ad una donna. Tale supremazia inorgoglì le badesse che, appoggiate dai conti con cui erano spesso imparentate, entrarono ben presto in duro contrasto con i vescovi conversanesi che vedevano limitati i loro poteri.
La fine della feudalità limitò tantissimo anche il potere della Chiesa. Ad essa si affiancò un nuovo potere sociale: la borghesia. E' questa che caratterizzò le vicende del secolo passato, giusto tramite tra il partito dei "galantuomini" e quello dei "cafoni", la povera gente. Proprio nell’ottica della lotta di classe si inquadra uno degli episodi più dolorosi del secolo scorso. Dal racconto minuzioso del famoso architetto conversanese Sante Simone ( 1823-1894 ) si possono apprendere gli avvenimenti che portarono all'esasperazione il malcontento popolare nei confronti del ceto dei "galantuomini", che il 20 maggio 1886 sfociò nel disastroso incendio del Municipio. Anche nei tempi più recenti, il clima postbellico delle riforme e delle lotte sindacali fu intensamente vissuto: esponente di questo desiderio di rinnovamento fu l'onorevole Giuseppe Di Vagno, assassinato dalle squadre fasciste, a Mola di Bari, il 25 settembre 1921. Dopo la parentesi dell’oppressione riveniente da tutto il periodo fascista, Conversano, è oggi una ridente cittadina forte del suo senso civico e soprattutto culturale.



       

 

Arco
Centro Storico









Stradina stretta
Centro Storico






"Lago" di Sassano









Basilica Cattedrale
Facciata





 
 
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